La paura di parlare in pubblico
Il mondo del teatro è un’avventura: si parte dall’insicurezza iniziale, si passa per una lunga fase di sperimentazione e si arriva infine all’incubo di recitare davanti a un pubblico. Ma quella che all’inizio è vista come una cosa spaventosa (parlare davanti agli altri atterrisce circa il 75% della popolazione mondiale), col passare del tempo può trasformarsi in qualcosa di bello e irrinunciabile. Salire su un palco, esibirsi di fronte agli altri, può arrivare a darvi una tale adrenalina e a procurarvi un piacere così intenso da non riuscire più a farne a meno.
Le due fasi di un corso di recitazione
La prima fase è la scoperta: in un corso di base impari a riconoscere le tensioni fisiche e vocali, e a liberarti della paura di osare. Si fanno giochi di fiducia, improvvisazioni, lavoro sul testo e molti altri esercizi per cementare il rapporto con i futuri compagni di scena. Nella seconda fase, arriva la preparazione dello spettacolo di fine anno: si studia il proprio personaggio, si lavora sul ritmo delle scene e si cerca di dare spessore a ogni battuta attraverso metodologie avanzate (come ad esempio quelle di Stanislavskij e Meisner).
Riscaldamento: voce e corpo sempre pronti
Immaginate un atleta che si metta a correre una maratona senza prima aver fatto il necessario riscaldamento ai muscoli delle gambe: sarebbe un disastro.
Allo stesso modo, un attore deve eseguire una routine di vocalizzi e stretching ogni volta che si appresta a salire su un palco. Si possono fare esercizi di articolazione, di sillabazione, o magari affrontare degli scioglilingua come “Sopra la panca la capra campa e sotto la panca la capra crepa”. A seguire, sarebbe anche bene fare degli esercizi di respirazione diaframmatica per supportare la proiezione vocale.
E per quanto riguarda il corpo, degli allungamenti dinamici: affondi, torsioni del busto e rotazioni delle spalle. Questo training permetterà di evitare strappi, voci afone o posture rigide.
I grandi maestri e i loro segreti
Michail Čechov, e Konstantin Stanislavskij hanno inaugurato il teatro moderno, ma il vero spartiacque è il “Metodo”. Stanislavskij insegnava a “vivere davvero” il personaggio, portando in scena emozioni personali trasfigurate. Meisner, invece, ti mette di fronte a un partner e ti costringe a mantenere lo sguardo e l’ascolto, fino a far uscire emozioni vere nella ripetizione di frasi innocue. Altri guru come Uta Hagen o Stella Adler hanno aggiunto metodologie per costruire il background del personaggio e analizzare il testo parola per parola. Ogni tecnica ha dei pro e dei contro: l’importante è trovare il bilanciamento tra sentimento e tecnica.
Come valutare i propri progressi?
Videoregistrare una scena con il telefonino: una buona o una cattiva idea?
E’ probabile che ogni insegnante abbia una diversa opinione in merito, anche da una classe all’altra della nostra scuola. Per certo sappiamo che all’interno di Teatri D’Istanti diversi allievi amano farlo, specie nei corsi di musical. Il perché è presto detto: rivedersi aiuta a riconoscere eventuali difficoltà vocali e posture goffe, permettendo così di prendere appunti e stabilire obiettivi di miglioramento.
Quando ricevete un feedback, da chiunque esso provenga, evitate di crogiolarvi nei complimenti ricevuti; cercate piuttosto dei consigli pratici (ad esempio su come muovere le mani o su come modulare la voce). Ogni commento sarà infatti un tassello prezioso per aiutarvi a costruire una recitazione più autentica.
Workshop e laboratori: per non smettere mai di imparare
Ogni attore dovrebbe tenersi in costante allenamento, partecipando a laboratori e workshop per migliorare gli aspetti legati alla propria performance. Anche un weekend intensivo focalizzato su una tecnica specifica può essere molto utile. A Bologna, Teatri D’Istanti organizza lezioni di tutti i tipi condotte da professionisti con 20 o più anni di esperienza (sia didattica che di palco). Il nostro obiettivo principale non è quello di creare dei divi, ma anzi trasmettere l’importanza del gruppo e fornire spunti e idee per rinvigorire l’artista che è in ognuno di voi.






