Guida alla scelta del copione teatrale

In questo articolo :

Che cos’è davvero un copione?

Scegliere un copione è il primo atto di ribellione creativa: un miscuglio di parole che diventano voce e movimenti. Non si tratta solo di dialoghi da imparare a memoria, ma di un insieme fatto di didascalie, annotazioni sui silenzi, istruzioni su come muovere gli oggetti di scena. E’ il copione a indicarti quando devi aumentare la tensione, quando sussurrare e quando urlare. Senza di esso, gli attori si muoverebbero al buio.
Ogni copione porta con sé una storia, fatta di infinite sfumature.

Classici o contemporanei: il duello delle epoche

Quando parliamo di classici, pensiamo a nomi come Shakespeare e Čechov: testi la cui potenza ci arriva intatta a distanza di secoli. Certi nomi sono un marchio di garanzia che convince sia il pubblico che la critica.
Ma attenzione: non basta avere costumi, musiche e scenografie coerenti con l’ambientazione storica, per mettere in scena un classico è necessario rispettarne il senso originale (anche nel caso si decida di effettuarne una riscrittura moderna).
Per quanto riguarda gli autori contemporanei, ad esempio Beckett e Pinter, è innegabile che essi utilizzino un linguaggio più vicino alla realtà di oggi. Le battute sono più snelle, meno distanti dal nostro modo di parlare.
Le loro opere trattano di crisi esistenziali, di relazioni sociali, talvolta anche di tecnologia.

Testi italiani e stranieri: più vicini o più lontani?

Optare per un testo italiano spesso significa andare sul sicuro: le battute in dialetto, i riferimenti alla cultura e alla tradizione del nostro paese, un umorismo che per molti spettatori è più facile da cogliere.
Sicuramente autori come Goldoni, Pirandello e De Filippo sono tra i più rappresentati nella nostra penisola e l’unico rischio è quello di vedere rappresentate sempre le stesse commedie.
Buttarsi su un testo straniero, apre invece orizzonti nuovi: lo humour sferzante di Neil Simon, la comicità scanzonata di Francis Veber, i drammi di Henrik Ibsen o la poesia onirica di Federico Garcia Lorca… l’elenco dei drammaturghi che meritano di essere celebrati è lungo, in tutti i paesi del mondo.
Certo, tradurre un testo non è una decisione da prendere a cuor leggero: per trasporre ogni concetto, ogni espressione, ogni gioco di parole bisogna avere un’ottima padronanza non solo della lingua ma anche del linguaggio teatrale. Nonché la sensibilità necessaria per preservare l’anima originale del testo.

Parametri da tenere d’occhio

Mettere in scena uno spettacolo non è solo una questione artistica, ma anche una questione di buon senso.
Per decidere quale copione scegliere, inizia valutando quanti attori avete a disposizione: un cast di 3-4 persone ad esempio è più facile da gestire (sia nell’organizzazione delle prove, sia nella ricerca di costumi e accessori), mentre un dramma corale con 10 attori richiede uno sforzo di coordinazione molto più grande.
Parlando di spazi per l’allestimento: un palco di pochi metri quadri è adatto a spettacoli minimalisti e atti unici, compresi tra i 30 e i 60 minuti di durata. Per portare in scena opere divise in più atti, magari con diversi cambi di ambientiazione, sarà necessario avere a disposizione un teatro più grande (e con molte quinte laterali).

Dove trovare il copione giusto?

A Bologna, la Biblioteca Sala Borsa e la Biblioteca dell’Archiginnasio sono due miniere inesauribili di testi: sia classici che contemporanei. Le edizioni originali custodite lì possono rivelare note autografe o varianti sceniche. Se cerchi online, WorldCat ti mostrerà cataloghi di biblioteche di tutto il mondo, utile per copioni difficili da reperire. Anche il sito del Gruppo Teatro Tempo è un’utile risorsa per trovare dei copioni già pronti.
Naturalmente, per quanto riguarda i diritti delle opere, è consigliabile rivolgersi sempre prima alla SIAE.

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